Aprile
2007
MRomaVolley - Magazine n.12
"Fatece largo", arriva Savani
Chiacchierata a tutto tondo con lo
schiacciatore azzurro che ama il volley, Roma, il cinema, ma non solo.
Articolo di Marco Tavani
L'hanno
chiesto insistentemente. Soprattutto le più giovani l'hanno preteso:
"Quando tocca a Savani?". Finalmente
il
suo
turno è arrivato.
Per
la gioia dei suoi numerosissimi tifosi, Cristian Savani è il protagonista
dell'intervista del giorno. Tredicesimo giocatore della rosa e ultimo ad
apparire sulle pagine del magazine solo per ordine, non certo per importanza,
perché al suo potente braccio destro e alle sue agili gambe la M.Roma Volley ha
affidato il presente ed il futuro della squadra. Un futuro che ci auguriamo
tutti sia ricco di successi e soddisfazioni.
Tanto spavaldo e intraprendente in campo, quanto schivo e riservato fuori, Cristian ci ha aperto le porte del suo privato, affinchè possa essere conosciuto e apprezzato in tutti i suoi aspetti, da uomo oltre che da grande atleta.
Come
ogni racconto che si rispetti parte dal principio, cosi è giusto fare con la
storia di Savani. E l'inizio è datato 22 febbraio 1982, quando Cristian nacque
a Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova. La pallavolo gli si è
materializzata a tredici anni. «Con i miei coetanei andai a fare un provino
della durata di tre giorni, con la Gabeca Montichiari, più per curiosità che
per altro. Ero
già alto e mi presero subito. A quel tempo giocavo a calcio. Ero un terzino
destro, ma è meglio non parlarne troppo perché, francamente, non ero un
fenomeno».
Con
il volley, invece, è stato subito amore. A Montichiari, poi, arrivò la prima
chiamata con la Nazionale. «Anastasi mi volle per alcuni allenamenti, prima che
la spedizione azzurra partisse per i Mondiali. La vera e propria convocazione
è, invece, giunta con Montali. Il mio esordio fu a Chieri, in Italia-Stati
Uniti 3-2. Se dovessi scegliere la mia migliore prestazione in maglia azzurra,
direi il successo di Bologna sul Brasile per 3-2. Eravamo
sotto 0-2, poi sono entrato io e abbiamo vinto. Non è
capitato poi cosi spesso di battere i brasiliani,..».
Per l'Italia si sta aprendo un nuovo ciclo. Papi e Vermiglio non ci sono più e per lo schìacciatore lombardo potrebbe esserci maggiore spazio. «Me lo auguro, anche se davanti ho due campioni del calibro di Cisolla e Cernìc, che ci hanno condotto al successo negli Europei di Roma».
Proprio
a Roma, Savani, ha deciso di trasferirsi, sposando in pieno il progetto del
presidente Mezzaroma e del direttore generale
Sacripanti. «Il mio trasferimento da Trento è stato molto sofferto, anche se
la mia intenzione è stata subito quella di venire a Roma. Sono felicissimo
della scelta
fatta e non ho alcun rimpianto, anzi, credevo dì trovare maggiori difficoltà
ad ambientarmi in una città grande come la Capitale. Il calore dei romani mi ha
aiutato a sentirmi subito a casa».
Il possibile trauma, rappresentato dal passaggio da un piccolo centro come Trento a una metropoli, era la sua più grande paura. «E invece sto da dio, Immaginavo Roma caotica e invivibile. L'ho trovata tranquilla e a misura d'uomo. Vado spesso al cinema perché mi piacciono i film. Ora ho montato in casa un sistema home theatre, ma questo non mi impedirà di continuare a uscire e visitare questo posto da sogno».
Con
i suoi compagni di squadra ha immediatamente instaurato un solido legame, che si
riscontra pure in campo, con la volontà di aiutarsi tutti reciprocamente.
«Vado molto d'accordo con Marco Molteni. Siamo lombardi tutti e due e ci
capiamo al volo. C'è poi Sebastiano Chittolinì, il nostro preparatore
atletico, che conosco da quattro anni, dai tempi della Nazionale. Un giorno di
tanto tempo fa, ci siamo detti: "Pensa che bello se un giorno ci trovassimo
a lavorare insieme in un club"».
E così è stato.