Giugno
2007
Pallavolo.org
Una storia da scrivere
Anteprima
- tratta da www.Pallavolo.org -
dell'intervista a Cristian Savani, realizzata da Isabella Mignani
Il testo integrale con gli scatti di Daniela Tarantini su
Pallavolo Supervolley di giugno 2007
Lo
avevamo lasciato una promessa ed è diventato una realtà. Era un debuttante
della maglia azzurra e nel frattempo ha vinto un altro oro continentale e
partecipato a un’edizione dei Mondiali non particolarmente brillante per i
nostri colori.
Lo
avevamo lasciato a casa con i genitori Pietro e Clara, coccolato nella casa
di Castiglione delle Stiviere e oggi lo ritroviamo a Desenzano, in un
appartamento tutto suo, di una settantina di metri quadri incuneato tra il
Lago di Garda e il castello di Desenzano. Lo avevamo lasciato con una storia
da scrivere, un momento di passaggio in cui stava lasciando Montichiari ed
era al centro degli interessi di molte società, lo troviamo a schiacciare
con la maglia della M.Roma Volley. Ed ora tocca a voi, amati lettori,
scrivere il nome del nostro personaggio del mese, gli indizi che vi portano
a lui ve li abbiamo dati. Questo mese parleremo di Cristian Savani e
di tutto quello che è successo nel frattempo, con un punto fermo: Cristian.
A detta dei suoi amici, infatti, non c’è tanta differenza tra il Savani che
gioca in Serie A e quello che giocava qui tra la serie C e la B. Stesso
atteggiamento serio e concentrato in campo, stesse schiacciate potenti, ma
anche la stessa voglia di divertirsi andando in giro con un motoscafo oppure
standosene seduti al bar del suo amico Ale, a bere il pirlo (la più antica
bevanda bresciana: molto simile allo spritz, è l’aperitivo più in voga sulle
sponde del lago ndr), a dire le solite scemate con i compagni di sempre,
quelli con cui basta uno sguardo diverso per cominciare a ridere perché c’è
un’intesa di pelle. Un tipo di vita a cui non rinuncerebbe. Semplice e
casereccia, non alla ricerca della celebrità.
«Non
sono famoso e non voglio diventarlo – spiega con serietà - non
farei mai cambio con la vita di un calciatore. Sono più famosi e pagati,
forse fanno anche meno allenamento, ma devono anche rinunciare ad avere una
loro vita privata, alle cose più semplici. Per alcuni, come per Francesco
Totti a Roma, è impossibile passeggiare per le vie del centro. Ci soffrirei
troppo a non poter camminare per Desenzano perché circondato da persone che
mi chiedono autografi. Credo che anche a lui piacerebbe fare una vita un po’
più semplice, con meno riflettori addosso. Nel nostro incontro ad esempio mi
ha stupito. Era nato tutto per caso perché il nostro addetto stampa ha
lavorato anche nell’ufficio stampa della Roma e ci descriveva Totti come una
persona speciale, l’unico che si ricordava sempre di mandargli gli auguri a
Natale. Abbiamo iniziato a prenderlo in giro e gli abbiamo detto di portarlo
ad uno dei nostri allenamenti. Beh, lo sapete, un giorno è venuto per
davvero e mi ha sorpreso. Mi immaginavo una cosa veloce: foto di rito,
stretta di mano e ciao ciao. Si è fermato per 45 minuti ed ero a mio agio
perché Totti è il simbolo dello sport romano ma con me è stato soprattutto
un ragazzo simpatico, estroverso, gentile. Ha detto anche che gli piacerebbe
venire a vedere una delle nostre partite, ma se venisse al palazzetto sono
convinto che non ci guarderebbe più nessuno». Ubi maior. In realtà a
Roma Savani e compagni hanno costruito qualcosa di particolare, un feeling
con un pubblico che nelle mani aveva ancora vivo il ricordo di grandi
vittorie come lo scudetto della Piaggio Roma o l’oro degli Europei del 2005,
ma che andava riconquistato, riportato al palazzetto per fargli vivere
domenica dopo domenica il più bel campionato del mondo. «Con Roma e i
romani è nato subito qualcosa di speciale e che ci ha stupito.
Dovevamo
farci conoscere dalla città e puntavamo a far avvicinare il pubblico piano
piano, lavorando nelle scuole, con grandi promozioni rivolte alle scuole o
al territorio. Si sono subito affezionati a noi ed erano tutti giovanissimi.
Partita dopo partita aumentavano anche grazie ai risultati. La stagione
passata è stata al di sopra delle aspettative. I risultati sportivi sono
fatti: secondi alla finale di Coppa Italia, usciti in semifinale nei play
off scudetto contro Treviso, la squadra che lo ha vinto. Non ci sono nei in
un anno così, l’unico rammarico sono state proprio le partite di semifinale,
perché secondo me non abbiamo espresso il nostro gioco, non tutto il nostro
potenziale. Abbiamo giocato bene ma avremmo potuto fare qualcosa di più.
Treviso è una grandissima squadra, sono bravi a mettere pressione e a
nascondere i loro momenti di difficoltà. Non entrano in panico, sanno come
uscirne perché si conoscono, perché sono situazioni che hanno già
affrontato, perché non hanno nulla da dimostrare. Tutti riconoscono la forza
di quel gruppo. Il mio futuro lo vedo bene ancora a Roma perché mi sono
trovato molto bene. La città è bellissima, la società fantastica, il
presidente Massimo Mezzaroma una persona stupenda che si preoccupa per noi
anche fuori dalla palestra. L’idea dello sport e della pallavolo che ha la
proprietà è molto romantica, particolare. Il presidente vorrebbe che la
squadra fosse una grande famiglia, ma è anche il primo che scende nello
spogliatoio quando le cose non vanno. Per conquistare una città come Roma
non puoi solo giocare, solo allenarti.
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